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Ora è tutto finito, spenta l’alta

caciara, il cuore educato ripensa

al potere vile del vino, del buio

 

borghese deriva; alle pure anime,

inermi di pensieri e ideali… Andato     

Zamboni, Morini, è andato via Gino

 

felici ubriachi dall’alba alla notte

diabetici cronici col fegato a pezzi;

è andato via Eros che visse trent’anni

 

col figlio nel cuore e i suoi sedici

anni e una curva e un sottopassaggio;

lì fece costruire una lapide

 

pose dei fiori ogni giorno e sorrise

sorrise compito nel bar con gli amici

finché il muro eretto al dolore lo fece

 

schiattare e un giorno salì sorridendo

sul treno del Parkinson, lui mite lui

dolce, o allora quel Mirko che giovane

 

ancora la moglie annoiata di scarni

guadagni si scelse il ganzo più ricco   

di muscoli e soldi; e via ch’è più bello;

 

e poi tutti gli altri elenco impossibile

di uomini miti devoti più al vino

che al dio dell’ebbrezza, pignoletto e

 

lambrusco religiosa ubbidienza

e poi senza scienza a quel dio sconosciuto;

e Mario ossessivo nascose gli spasmi

 

morì senza donne, puliva con cura;

e Sandro ah Sandro che Ugo una sera

gli fece le carte, sei acquario gli disse

 

il cuore ti può buggerare; e Sandro

rispose di si, sorridendo; ed era

a pena tornato da un medico,

 

uno di fama; referto alla mano

rischiava la morte, sapeva;

come Gino o Zamboni, pie anime sgombre.

 

 

E ora Bologna è una città d’ombre

 

 
 
 
23.3.2009
 
 
 
 
Nota
La mia Spoon River...
(Versi sciolti variamente alternati. Prevalgono decasillabi,
endecasillabi e dodecasillabi. Rime interne e assonanze interne
non prestabilite. Idem ipermetrìe, né volute né casuali ma esigenze
del flusso poietico). 
 
 
 
 
 
 
 

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Ah Franco poi dovevo ricordarti

i giorni nostri di puri comunardi

quando ancora poco più che adolescenti

 

forse smarriti o forse più incoscienti

andavamo in un gruppo di discenti

ogni sabato in quei lievi pomeriggi

 

a discutere – indottrinati e assai ligi –

di preghiera, d’impegno, e teologia

in stanze ricche di filosofia; 

 

io ebbi un invito, anni addietro,

si voleva rifare un nuovo incontro

tutto centrato forse sul ricordo

 

o forse era verifica dei capi

sui nostri risultati per quei mari,

sapere se il seme sparso in proda

 

che allora con parole assai di moda

si diceva mare della vita o tutta quella broda.

Ma posso dirti che io ho rifiutato;

 

subito, in tronco, ma in tono gentile;

che le violenze per diec’anni subite

mi avrebbero dato un’esplosione indegna,

 

pensavo; e per non dire che il caos regna           

anzi è regnato per anni senza tregua

al punto che a fatica si dilegua

 

scompare, anzi scomparve, l’esperienza di chiesa

tutta incentrata su una ignobile resa

al disimparare personalità, stima di sé e amore

 

per fare posto a un Cristo dittatore.

Era costui il loro violento plagio

in tempi di marxismo, ’68 e Maggio

 

la Francia urlava vietato vietare

ma noi qui si doveva pregare

più forte per questi peccatori

 

che noi ragazzi si vedeva portatori

di una novella veramente nuova 

ma furono crisi di coscienza nuova

 

perché mai conosciute prima d’ora.

Oh eravamo ragazzi tu lo sai e davanti

avemmo – noi per primi Franco noi proprio

 

nella Storia – gravidanze a fermare

per legge e per legge coppie da scoppiare

tutta roba da sacri referendum                      

 

che gli atei laici vedevano esemplare

e per noi laici credenti era furia demente.

Furono crisi drammatiche, violente,

 

che pochi hanno avuto coraggio di narrare

tranne giornali, tivù, e tutto ciò che assedia,

che chiamano, degnamente, mass media...

 

Torno da solo a quei pensieri a volte

ai tristi momenti, pure giravolte, all’animo

che su se stesso ancora si rivolta

 

e par che pace implori un’altra volta.

 

 

 

3.4.2009

 

 

 

Nota

I dolori di una adolescenza inerme, l’horror di un animo violentato in nome di Dio, i cui effetti si sentirono ancora anni dopo…