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    ...un giorno di gennaio in primavera...

    LAND052




    Non tu  -
    sono io a chiedermi
    in questa attesa piatta
    se il giorno oggi
    o quello di domani porti qualcosa,
    qualcosa che sia nuovo…
    Che posso dirti,
    sono qui, solo, vivo
    tra stand by e attesa,
    vivo forzando pensieri
    sperando che l’umore non sia nero
    filando parole
    che assai di rado
    mutano in versi veri;
    scrivo per colorare il tempo,
    verbi al futuro per auspici,
    la mente come tela:
    passo colori,
    aperti, chiari,
    financo irruenti
    sperando.
    Il vento di gennaio
    fischia sugli infissi di ferro
    schiocca panni stesi
    scorazza nelle strade, sbatte porte,
    balla sui terrazzi
    se ne va.
    Sono qui, sotto l’urlo del mare,
    figgo parole una dopo l’altra,
    cerco il fuoco senza cuore
    di una stufa,
    filo e tesso a mani sagge  
    d’artigiano lento
    una tela d’Omero senza proci;
    l’ansia ha lasciato posto
    a una scialba vaghezza.
    Il giorno è questo,
    di silenzi, freddo;    
    più freddo se la tua bocca tace,
    se scrivo voltando a tratti
    testa e cuore verso i vetri
    oltre i quali vige una luce di cenere.
    Tremando poi d’un tratto se rileggo.


    gennaio 2005











    Venerdì Santo








    Ma ora in quest’attimo sospeso, di tregua pace e morte,
    questi cieli feriti disperdono le ultime piume
                     dell’albatro che remigava basso sulla palude.
    Ora scendiamo ai sentieri più leggeri
           odorando questo vento di morte, a passo a passo.
                         Corro verso mete vicine,
    vertiginose come precipizi, ed ho le carni docili
    di agnello ghermito dalle unghia rapaci.
    Eppure questi cieli, e anche le piume trasportate dal vento,
    eppure queste piazze e i selciati, questi acciottolati,
    eppure queste agili mani e gli occhi, eppure i pianti insensati
                                   e le parole, oggi ricorrono nei pensieri.
     
    Nell’alba di piombo l’albastrello remigava basso
                                                                        sulla palude.
    E venne l’attimo che si spezzò, che rimase incerto
                                           tra la notte e il giorno,
    venne alle sagaci parole che furono carezzate
    dal vento, visione di visione, quell’attimo
    venne e si spezzò nelle intricate faccende,
    nelle ore oscure del bisogno e del dolore,
    nelle ore alacri del pianto e della noia,
                     quell’attimo venne e si spezzò.
     
    Siano rese grazie dovute all’alba che viene col canto
                                                     interminabile dei galli.
    Il vento che raschia sotto le finestre è in compagnia
    del sole, e scompigliano e mescolano chiarore ad acque miniate,
    e sibila sul trave concavo alle orecchie dei pavoni
                                                     e gli asini sonnolenti.
    Siano rese le grazie dovute all’alba che viene
                                       sugli operai e donne di fatica
    che non vollero dormire stanotte.
                                            Un soffio d’aria s’insinuò
    e carpì una scintilla al fuoco e dilagarono ancora
                                                                          e sempre
    e dilagarono ancora sulle anime dei condannati.
    L’uragano è passato ed è passato per sempre, oggi
                                                        è passato l’uragano,
    sulle onde del lago la notte ha recitato la prosa,
                         dal suo proscenio dorato si sporse una dama
    e i fiori intrecciati a ghirlanda le fecero una buona accoglienza.
         Qui, per questa effigie, una novità di rancori
    venne scolpita sul duro marmo e gli scalpelli intinti
          nel sangue cancellarono sapientemente le rughe.
    Ora siano rese le dovute grazie all’alba e al giorno
                     che viene col canto interminabile dei galli.



                    Santino Cicala - Candida Suite - Pellinalibri
     
     


    (E’ Pietro a parlare. Descrive la fuga sbandata per le vie della città,
    c’è poi il canto del gallo, il verificarsi puntuale della profezia del Maestro.
    E poi che tutto è compiuto, la catarsi. L’inizio di una nuova era).





    .

    Innamorati - Paolo e Francesca


    E voglio pensarti con me
    nei giorni, nelle sere,
    le notti alte e profonde,
    tempo libero
    e tempo rubato,
    tempo festoso
    inventato progettato
    a un vissuto di gioie,
    a un futuro senza
    nubi:
    questo il mio (forse troppo) smanioso amore,
    mi fa vaneggiare.






    .

     

    MioBlog - Sera  -  post poesia sulla speranza

     
     
     
     
     

    Stasera non so parlarti di me

    non so parlare di te a te

    non so parlare di noi.

    Stasera parlarti mi è proibito

    da una canzone che mi trafigge

    con la sua malinconia,

    malinconia che è tua e mia

    e stasera ci unisce sulle onde a colori tenui e forti

    di questa canzone,

    e la sua malinconia ci imprigiona,

    stasera ci avvinghia, ci lega

    la sua musica

    le sue parole mi portano in quella stanza

    da cui mi pensi nell’oscurità,

    lontana dal mondo,

    dove, sola, puoi commuoverti nel profondo

    e sai che anch’io ho lacrime trattenute a stento

    o limpide a tratti sul mio viso rigato.

     

    Stasera non so parlarti di me.

    Non so parlare di te a te:

    né so parlare di noi.

    Stasera, questa sera che anche nelle immagini cerco

    messaggi, i più sottili,

    quelli cui alla prima visione non penserei,

    quelli cui tu stessa forse

    potresti non aver pensato.

    Stasera questa sera

    la rosa in un cuore sulla polvere di un tavolo

    una rosa sui tasti bianchi del pianoforte

    la mano nella mano di due innamorati

    o le antiche persiane che si aprono sul mare;

    stasera tu nuda in un abbraccio fetale, triste,

    raccolta in un’intima chiusura al mondo,

    stasera le parole vergate con inchiostro nobile

    su carta subito ingiallita;

    stasera il cielo al crepuscolo di un azzurro inquietante

    e un finale con la rosa tra le dita che cambia colore;

    stasera tutto questo rigira vortici nella mia mente

    diventa fantasia nella mia fantasia

    dolore nel mio dolore

    nostalgia nella mia nostalgia,

    amore nel mio amore…

     

     

    Mi sono seduto a tavola a pensarti

    mi ero seduto come ormai di rado a consumare

    un breve pasto e mi distraevano

    le immagini e le note

    il tuo sguardo appariva nelle immagini che ho di te

    le immagini tue da tempo alte sull’altare

    che porto nel cuore.

     

    Stasera, questa sera che anche le virgole

    hanno profili pensosi

    stasera che anche le pause

    le sospensioni

    i sospiri

    hanno attimi a sussulti

    gioia o allarmi della mente

    questa sera raccolto in un cantuccio del cuore

    - del mio cuore -

    semplicemente ti penso.

    Semplicemente ti amo.

    Semplicemente è futuro il presente

    e il presente è futuro.

    Stasera – questa stasera così commossa,

    così straziata da lontananze immodeste;

    stasera una sera in cui tuffarsi

    e nuotare:

    stasera io solco il grande mare della speranza

    da te innescata.

    Speranza

    mia speranza -

    chiari di luce nel cuore tremulo -

     

    Speranza

    mia speranza.

    Speranza che non può finire.

     

     

    25.1.2008

     

    h. 19.30