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...un giorno di gennaio in primavera...
Non tu - gennaio 2005
Venerdì SantoMa ora in quest’attimo sospeso, di tregua pace e morte,
questi cieli feriti disperdono le ultime piume
dell’albatro che remigava basso sulla palude.
Ora scendiamo ai sentieri più leggeri
odorando questo vento di morte, a passo a passo.
Corro verso mete vicine,
vertiginose come precipizi, ed ho le carni docili
di agnello ghermito dalle unghia rapaci.
Eppure questi cieli, e anche le piume trasportate dal vento,
eppure queste piazze e i selciati, questi acciottolati,
eppure queste agili mani e gli occhi, eppure i pianti insensati
e le parole, oggi ricorrono nei pensieri.
Nell’alba di piombo l’albastrello remigava basso
sulla palude.
E venne l’attimo che si spezzò, che rimase incerto
tra la notte e il giorno,
venne alle sagaci parole che furono carezzate
dal vento, visione di visione, quell’attimo
venne e si spezzò nelle intricate faccende,
nelle ore oscure del bisogno e del dolore,
nelle ore alacri del pianto e della noia,
quell’attimo venne e si spezzò.
Siano rese grazie dovute all’alba che viene col canto
interminabile dei galli.
Il vento che raschia sotto le finestre è in compagnia
del sole, e scompigliano e mescolano chiarore ad acque miniate,
e sibila sul trave concavo alle orecchie dei pavoni
e gli asini sonnolenti.
Siano rese le grazie dovute all’alba che viene
sugli operai e donne di fatica
che non vollero dormire stanotte.
Un soffio d’aria s’insinuò
e carpì una scintilla al fuoco e dilagarono ancora
e sempre
e dilagarono ancora sulle anime dei condannati.
L’uragano è passato ed è passato per sempre, oggi
è passato l’uragano,
sulle onde del lago la notte ha recitato la prosa,
dal suo proscenio dorato si sporse una dama
e i fiori intrecciati a ghirlanda le fecero una buona accoglienza.
Qui, per questa effigie, una novità di rancori
venne scolpita sul duro marmo e gli scalpelli intinti
nel sangue cancellarono sapientemente le rughe.
Ora siano rese le dovute grazie all’alba e al giorno
che viene col canto interminabile dei galli.
Santino Cicala - Candida Suite - Pellinalibri
(E’ Pietro a parlare. Descrive la fuga sbandata per le vie della città, c’è poi il canto del gallo, il verificarsi puntuale della profezia del Maestro.
E poi che tutto è compiuto, la catarsi. L’inizio di una nuova era). .Stasera non so parlarti di me non so parlare di te a te non so parlare di noi. Stasera parlarti mi è proibito da una canzone che mi trafigge con la sua malinconia, malinconia che è tua e mia e stasera ci unisce sulle onde a colori tenui e forti di questa canzone, e la sua malinconia ci imprigiona, stasera ci avvinghia, ci lega la sua musica le sue parole mi portano in quella stanza da cui mi pensi nell’oscurità, lontana dal mondo, dove, sola, puoi commuoverti nel profondo e sai che anch’io ho lacrime trattenute a stento o limpide a tratti sul mio viso rigato.
Stasera non so parlarti di me. Non so parlare di te a te: né so parlare di noi. Stasera, questa sera che anche nelle immagini cerco messaggi, i più sottili, quelli cui alla prima visione non penserei, quelli cui tu stessa forse potresti non aver pensato. Stasera questa sera la rosa in un cuore sulla polvere di un tavolo una rosa sui tasti bianchi del pianoforte la mano nella mano di due innamorati o le antiche persiane che si aprono sul mare; stasera tu nuda in un abbraccio fetale, triste, raccolta in un’intima chiusura al mondo, stasera le parole vergate con inchiostro nobile su carta subito ingiallita; stasera il cielo al crepuscolo di un azzurro inquietante e un finale con la rosa tra le dita che cambia colore; stasera tutto questo rigira vortici nella mia mente diventa fantasia nella mia fantasia dolore nel mio dolore nostalgia nella mia nostalgia, amore nel mio amore…
Mi sono seduto a tavola a pensarti mi ero seduto come ormai di rado a consumare un breve pasto e mi distraevano le immagini e le note il tuo sguardo appariva nelle immagini che ho di te le immagini tue da tempo alte sull’altare che porto nel cuore.
Stasera, questa sera che anche le virgole hanno profili pensosi stasera che anche le pause le sospensioni i sospiri hanno attimi a sussulti gioia o allarmi della mente questa sera raccolto in un cantuccio del cuore - del mio cuore - semplicemente ti penso. Semplicemente ti amo. Semplicemente è futuro il presente e il presente è futuro. Stasera – questa stasera così commossa, così straziata da lontananze immodeste; stasera una sera in cui tuffarsi e nuotare: stasera io solco il grande mare della speranza da te innescata. Speranza mia speranza - chiari di luce nel cuore tremulo -
Speranza mia speranza. Speranza che non può finire.
25.1.2008
h. 19.30
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