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Innegabile, la sera porta malinconia. Le luci si spengono in fretta. Effetto domino. Come si dessero una voce, in tutte le stanze viene il buio. Me ne sto a contemplare la collina bianca di luna, le ville che s’inerpicano lungo il fianco del monte su cui sorge Taormina. Anche la notte ha il suo fascino, quando si spengono i televisori e il silenzio impera. Ma la notte è lunga, non riesco a dormire. Penso già all’alba di domani, nel chiarore del giorno, nel limpido sole di ottobre le villette torneranno a schierarsi, prominenti, sembrano pendere, voler scivolare lungo la costa. Cos’altro è possibile se non fissare sulla carta questi appunti, scriverli alla buona sul blocco che sempre mi porto dietro, parole che domani dovrò correggere, forse dovrò interpretarli, scrivo al solo chiarore della luna. L’alba jonia è altro. Puro fulgore. Strepitoso ritorno del giorno che manda via l’intimità della notte ma restituisce le care voci, la gente torna a vivere, qualcuno entra, da uno sguardo, esce, qualcuno appare e scompare; ricomincia la vita, il quotidiano. E dalla finestra alla mia sinistra posso vedere lo spettacolo mirabile di una natura benigna, ma dietro, dietro le mie spalle il mare azzurro, perfettamente estivo, perfettamente tendente al bianco, liscio come l’olio, dove una imbarcazione veloce lascia una scìa e scompare dietro una collina. E lontano l’orizzonte, cielo e mare che si toccano come sempre, si fondono in un unico chiarore azzurro tenue.
Autunno
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
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