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.Zio che cos’è (il cacchio) conversando con il nipotino
Io e il mio nipotino. Io seduto al computer, stavo trafficando non so su cosa, stavo cercando di fare qualcosa, non ricordavo qualcosa: il fatto che io usi ripetutamente la parola ‘qualcosa’ deve avere una sua importanza: in realtà non ricordo cosa avevo perduto o dimenticato. E a un certo punto, come spesso succede, dissi, quasi sottovoce: “ Ma che cacchio è ‘sta cosa…” “Zio zio che cos’è il cacchio?” mi chiese il nipotino Nanni, di cinque anni, quasi sei. “Il cacchio” sussurrai, distratto, guardando il monitor. “Si, zio, che cos’è il cacchio?” “Aspetta” dissi, ancora sottovoce; e smanettavo col mouse e guardavo il monitor pensando ai fatti miei. “Ah zio-o… mi dici che cos’è il cacchio?” “Si Nanni...” “Vo-glio sapere. Che. Cos’è. Il cacchio. Zioooo!!!” “Il cacchio?” Mi girai e lo guardai stralunato. “Eh. Tu hai detto cacchio”. “Si?” chiesi io. “L’ho detto?” “Si, hai detto cacchio zi-o. E io ora voglio sapere che cos’è il cacchio”. “Ho capito. Tu insomma vuoi proprio saperlo…” “Siii… Uffa zi-io!” “Il cacchio vedi Nanni… cacchio è una parola senza senso”. “Ma come senza senso zio! Tu l’hai detto, ed è senza senso? “Nanni… gioia… sono cose che si dicono…” “E si dicono così, zio?” “Si, Nanni, sta tranquillo. Si dicono e basta. Si dicono… tanto per dire…” “Ma perché tanto per dire, zio?” “Ma… ad esempio. E’ come dire cavolo, capisci?” “Cavolo? E che cos’è il cavolo?” Ahia. Qui siamo davanti a un altro cacchio! “Non lo sai” dico, e fingo stupore. “No, non lo so zio. Che cos’è il cavolo”. Aspetta che ora ti servo io. “Il cavolo si sa che cos’è… Nanni!” “Ma IO non lo so zio…” “Non lo sai eh?” “No-o, uffa zio però…” “Vieni” mi alzai “vieni con me, andiamo in cucina”. “Ma perché, il cavolo è in cucina?” “E dove vuoi che sia?” “E lì c’ è anche il cacchio?” “No, il cacchio no”. “E il cavolo?” “E il cavolo, se t’ho detto che c’è, c’è… aspetta”. Guardo dappertutto, apro il frigorifero… Di tutto oh! Dio, hanno di tutto. Non manca niente in questa casa. Sangue di giuda! Niente di niente, non manca niente; e brava a mia sorella e un bravo anche al cognato! Non manca niente di niente. In questa casa c’è di tutto di più. Non c’è un cavolo! Carote, lattughe, prosciutti, formaggi, carne, sottilette, coca cola, sprite, aranciata, succhi di frutta… sennonché, il cavolo non c’è. Il nipotino ha lo sguardo sempre più vivo, pieno di speranza. Ma quando mi giro si rabbuia. Ma possibile che questo cavolo del cacchio è così importante, mi dico…. Ma Santa Madonna, non può interessarsi a qualcosa, giocare alla playstation, accendere il televisore, fare qualunque altra cosa? Nanni, bimbo carissimo, nipotino amato, che altro devo pensare; se potessi trasmetterti quello che penso, ti direi un sacco di cose carine, per convincerti, te ne direi di tutti i colori, Nanni, capito, non puoi sentire per fortuna; è possibile che io debba lasciare quello che stavo facendo per farti il discorso del cacchio? “Allora, zio, il cavolo?” “Il cavolo non c’è…” dico desolato. “No?” mi fa disperato. “No, Nanni, non ne ho trovato”. “E nemmeno il cacchio” fa lui. “Nessuno dei due. Non ho trovato un cacchio Nanni”. “E nemmeno un cavolo”. “Nemmeno…” Sono desolato, non so cosa dirgli. “Ma tu non sai che cos’è il cacchio?” mi fa lui. “Sai Nanni è… veramente… credimi gioia… è solo un modo di dire…” “Un modo di dire” fa lui con lo sguardo perplesso. E poi si convince. Ha capito lui, che cos’è il cacchio… Cosa credete, il mio nipotino che non ha ancora sei anni ha capito che cos’è il cacchio. Mi fa: “Sai, zio Santino, io ho il Sapientino”. “Si, l’ho visto”. “Quel gioco elettronico, tu schiacci un tasto… per esempio ti fanno una domanda e poi compare la faccia di Garibaldi e quella di Napoleone. Hai capito zio?” “Giuro. Ho capito Nanni…” “E se la domanda è ‘la spedizione dei mille’ tu cosa schiacceresti?” “IO Garibaldi” dico pieno di certezza. “Bravo zio, hai visto che sei bravo?” “Grazie”. “Se schiacciavi Bonaparte…” “Ah, cacchio, che somaro, no Nanni?” “Eh… ma devi sapere zio…” “Devo sapere, sicuramente, Nanni…” “Devi sapere che il Sapientino ha vari livelli”. “Ci giurerei Nanni. Credimi, nipotino carissimo…ha sicuramente vari livelli”. “E quello più difficile ha domande difficili…” “Ah, questa poi… Qui sono proprio sicuro!...” “E ho imparato che, per esempio, per non dire una parolaccia se ne dice un’altra al posto della parolaccia”. “Hai visto mai… O Nanni… continua, per favore!!!” “E cacchio è un eufemismo”. O Nanni, Nanni, io torno al computer sai... L’anno prossimo farai sei anni, io mi candido per venire alla tua festa di laurea sai gioia? Ti darei un sacco di baci, l’anno prossimo alla festa di laurea, va bene Nanni ora vado al computer stavo finendo di fare una cosa. Eufemismo, per giuda, lo sapevo io, questi sapientoni di sapientini a volte ci salvano la vita… e non potevi pensarci prima porco di un bue?… ma per fortuna che ci hai pensato… prima o dopo che importa, Nanni?… eufemismo… ecco la parola… chissà, se non me ne vado, cosa altro mi insegna oggi!… E poi chi lo sa cosa altro ‘non’ devo dire per non incappare nelle tue domande da sapiente, da sapientino, da sapientoncino… Dio, che bello, mi siedo al computer e Nanni mi fa: “Zio lo sai che cos’è l’analisi della ricontestualizzazione dell’oggetto in sè nella filosofia estetica post-kantiana?” Aspetta. Fermi tutti. Fermi tut-ti. Non dite una parola. Voi sedie, poltrone, muri, computer, libri, scrivanie: Nessuno di voi parli. Do, emozionato, la mia risposta, al nipotino Giovanni che noi tutti chiamiamo Nanni: “E’” dico in modo stentoreo e solenne “è una cacchiata che inventai io tanti anni fa, quando in un gruppo di amici si decise che bisognava dire una frase ampollosa e di difficile comprensione, ma che non significasse assolutamente niente!” Il nipotino mi guarda con soddisfazione e con l’aria furba. Per me è quasi un 30 e lode. “E sai qual è il problema, Nanni?” “Quale zio? Io, lo risolvo subito”. “E’ che mi son sempre chiesto: e se per i filosofi e gli addetti ai lavori quella frase invece dovesse avere un significato logico?” “Oh cavolo” disse Nanni “questa è peggio del cacchio!” -------------- Questa piccola divertente vicenda familiare risale a molti anni fa,
.![]() Mio dolcissimo amore, non fuggo
John Donne (Londra 1572 - 1631) .Eccomi ancora qui solo come ogni sera io che tu benignamente definisci uomo sprecato dandomi coraggio e fiducia. Eccomi ancora in una stanza solo; lo sguardo fisso su reti d’ombra alle pareti.
Che strana quiete che vago disamore in questi giorni di festa redento nella mia Sicilia dai caotici giorni di città glorificanti che pianto non pianto che tristezza sorda a ogni protesta che lucido dolore fitto per ogni dove senza roseo futuro negli occhi opachi.
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