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Poesia e MusicaArriverà il giorno che gli occhi parleranno per le parole
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Nè mi diceva il cor che l'età verde
Sarei dannato a consumare in questo Natio borgo selvaggio, intra una gente Zotica, vil; cui nomi strani, e spesso Argomento di riso e di trastullo, Son dottrina e saper; che m'odia e fugge, Per invidia non già, che non mi tiene Maggior di se, ma perchè tale estima Ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori A persona giammai non ne fo segno. Qui passo gli anni, abbandonato, occulto, Senz'amor, senza vita; ed aspro a forza Tra lo stuol de' malevoli divengo: Qui di pietà mi spoglio e di virtudi, E sprezzator degli uomini mi rendo, Per la greggia ch'ho appresso: e intanto vola Il caro tempo giovanil; più caro Che la fama e l'allor, più che la pura Luce del giorno, e lo spirar: ti perdo Senza un diletto, inutilmente, in questo Soggiorno disumano, intra gli affanni, O dell'arida vita unico fiore. Viene il vento recando il suon dell'ora Dalla torre del borgo. Era conforto Questo suon, mi rimembra, alle mie notti, Quando fanciullo, nella buia stanza, Per assidui terrori io vigilava, Sospirando il mattin... .Amore dì alla zia di restarsene a casa stasera: dormirò io con te. Dopo poggerò la guancia sul tuo seno e mi farai le coccole e mi darai i bacini. Ma prima amore prima dì alla zia di restarsene a casa stasera, stanotte dormirò io con te, aboliremo la luna, per qualche ora scorderemo romantici baci e sguardi innocenti gli studi i collegi e i legami nell’anima; senza catechismi di certezze entreremo nello spazio senza spazio del cuore dentro più dentro dove amore è amore dove la carne è carne e le viscere urlano e dove il respiro si ferma dove gli occhi accecano sbarrati sull’abisso del piacere. Dì alla zia di restarsene a casa stasera, amore: stanotte per questa notte dormirò io con te.
Sai, sono felice d’essere infelice quando tu non ci sei: è per te la mia garanzia del mio amore. Ma stanotte la tua casa sarà tutta nostra, centimetro per centimetro la tua pelle sarà tutta mia e nostra sarà la fornace l’unica la sola che arde dentro, più dentro, dove il cuore è cuore, dentro, più dentro, dove la carne è carne. Ma tu sai cosa devi dire e a chi, amore, perché la casa stanotte sia tutta nostra, la carne e il cuore e quella infamia che per me voglio e pretendo si che mi addosserò un vilipendio disperato e senza orpelli. Dentro più dentro dove il cuore è cuore. Dentro più dentro dove la carne è carne.
...un giorno di gennaio in primavera...
Non tu - gennaio 2005
Venerdì SantoMa ora in quest’attimo sospeso, di tregua pace e morte,
questi cieli feriti disperdono le ultime piume
dell’albatro che remigava basso sulla palude.
Ora scendiamo ai sentieri più leggeri
odorando questo vento di morte, a passo a passo.
Corro verso mete vicine,
vertiginose come precipizi, ed ho le carni docili
di agnello ghermito dalle unghia rapaci.
Eppure questi cieli, e anche le piume trasportate dal vento,
eppure queste piazze e i selciati, questi acciottolati,
eppure queste agili mani e gli occhi, eppure i pianti insensati
e le parole, oggi ricorrono nei pensieri.
Nell’alba di piombo l’albastrello remigava basso
sulla palude.
E venne l’attimo che si spezzò, che rimase incerto
tra la notte e il giorno,
venne alle sagaci parole che furono carezzate
dal vento, visione di visione, quell’attimo
venne e si spezzò nelle intricate faccende,
nelle ore oscure del bisogno e del dolore,
nelle ore alacri del pianto e della noia,
quell’attimo venne e si spezzò.
Siano rese grazie dovute all’alba che viene col canto
interminabile dei galli.
Il vento che raschia sotto le finestre è in compagnia
del sole, e scompigliano e mescolano chiarore ad acque miniate,
e sibila sul trave concavo alle orecchie dei pavoni
e gli asini sonnolenti.
Siano rese le grazie dovute all’alba che viene
sugli operai e donne di fatica
che non vollero dormire stanotte.
Un soffio d’aria s’insinuò
e carpì una scintilla al fuoco e dilagarono ancora
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